Saluto dei rappresentanti degli studenti e delle studentesse
all'inaugurazione dell'anno accademico
Nel corso della messa di apertura, celebratasi lunedì 5 ottobre 2026, i rappresentanti degli studenti e delle studentesse di quest’anno si sono presentati al corpo studentesco, fornendo informazioni e condividendo riflessioni personali.
Nadine Henn
“Per l’anno accademico appena iniziato, auguro a tutta la nostra comunità accademica di poter percorrere insieme, con attenzione e apertura reciproca, il percorso personale e intenso degli studi di teologia.
Spesso la teologia non ci fornisce risposte pronte. Piuttosto, ci mette a confronto con domande le cui risposte devono maturare dentro di noi prima che possiamo farle nostre e trasformarle in verità per noi. Tali processi cambiano noi e il nostro sguardo sul mondo che ci circonda.
Per questo auguro a tutti gli studenti, oltre a tanto successo e determinazione per questo anno accademico, anche pazienza e tempo libero: affinché possiamo percorrere questo cammino con amore gli uni verso gli altri, verso noi stessi e verso le tante domande che ci scuoteranno.
Forse possiamo trovare incoraggiamento a questo atteggiamento nelle parole di Rainer Maria Rilke rivolte a Franz Xaver Kappus:
… e vorrei chiederle, per quanto mi è possibile, … di avere pazienza nei confronti di tutto ciò che è irrisolto nel suo cuore e di cercare di amare le domande stesse come stanze chiuse a chiave e come libri scritti in una lingua molto straniera. Non cerchi ora le risposte che non le possono essere date, perché non potrebbe viverle. E si tratta proprio di vivere tutto. Viva ora le domande. Forse allora, a poco a poco, senza accorgervene, un giorno lontano vi ritroverete a vivere la risposta.”
Rohith Oddipalli
“Vorrei innanzitutto dare un caloroso benvenuto ai nuovi studenti e alle nuove studentesse del nostro Studio teologico. Siamo felici di avervi con noi e vi auguriamo un meraviglioso inizio degli studi, un buon apprendimento, apertura verso tutte le vostre domande e tanta gioia nella ricerca delle risposte. Qualunque cosa accada durante gli studi: vi auguro di cuore che, alla fine del vostro percorso, ne usciate rafforzati nella fede in Dio.
Un saluto speciale va ai sette nuovi confratelli provenienti dalla Tanzania, dall’India, dall’Ecuador e dall’Alto Adige, nonché al nostro nuovo direttore spirituale, padre Mathew. Mi congratulo di cuore anche con i nostri compagni di studi che hanno ricevuto l’ordinazione diaconale: anche se non vi vedremo più ogni giorno in questa casa, speriamo comunque di sentire le vostre preghiere dall’altare. La benedizione di Dio, gioia e tanta forza per il vostro ministero, ovunque andiate!”
Kathrin Mayr
“Desidero esprimere un sincero ringraziamento agli studenti e alle studentesse che si sono resi disponibili a collaborare nei vari organi dello STA, ai referenti istituzionali a cui noi studenti possiamo rivolgerci, nonché allo STA stessa per queste opportunità e per il sostegno che ci offre.
Ho selezionato alcune riflessioni tratte dall’enciclica «Magnifica Humanitas – Sulla salvaguardia dell’uomo nell’era dell’intelligenza artificiale», in cui Papa Leone XIV affronta i temi dei limiti, del cuore e della grandezza dell’uomo. Le sue riflessioni ci ricordano, mi sembra, qualcosa di profondamente significativo su cui possiamo meditare nel nostro studio, nel nostro lavoro, nella nostra convivenza e, in ultima analisi, anche nella nostra fede. Siamo chiamati a ripensarlo sempre di nuovo nella sua profondità.
Anche quando il limite si manifesta come dolore interiore, l’umana saggezza insegna a non rimuoverlo né a sopprimerlo, ma a integrarlo. Per sopprimere totalmente il dolore bisognerebbe, in fondo, spegnere anche l’amore e il desiderio. Chi ama e desidera, infatti, non può evitare di passare attraverso la prova e la sofferenza, e per questo, lungo gli anni, custodiamo dentro di noi insegnamenti che si imprimono come cicatrici, memoria del cammino compiuto tra libertà e cadute, sogni e delusioni. È solo grazie all’intreccio di questi elementi che, nel cuore, avvengono quei prodigi dell’animo che ci fanno assaporare il gusto più dolce del nostro essere umani. Rinunciare a questa avventura, insieme drammatica e splendida, in nome di un presunto superamento di ogni limite potrebbe significare qualsiasi cosa, ma non più essere umani. (MH 120).”

